|
|
Storia di Mantova
|
|||||||||||||
Mantova sorge su due isolette create da detriti depositati dal fiume Mincio,
il quale tuttora circonda la città da tre lati prendendo il nome di Lago Superiore,
di Mezzo e Inferiore. Una quarta diramazione (detta Lago di Paiolo) è stato
interrato alla fine del '700.
Tutt'intorno si stende una pianura verdeggiante molto fertile :
dalla contemplazione di questa dolcezza profonda di paesaggio corcato nel
verde nascono le Georgiche di Virgilio, il grande poeta Mantovano.
Il primo villaggio è sorto forse nel 2000 A.C. in mezzo agli stagni che qui
formava il Mincio.
Intorno al sesto secolo A.C. si sviluppò la città etrusca. Il nome di Mantova
prende origine dalla divinità infernale etrusca Mantus a cui il fondatore Ocno
l'avrebbe dedicata, i Romani poi la confonderanno con Manto, figlia dell' omerico
Tiresia.
Fra la prima e la seconda guerra punica subì la dominazione romana senza divenire
un centro urbano importante.
In seguito alla caduta dell'Impero Romano d'occidente (476 D. C.) la città subì
le invasioni dei barbari e le diverse dominazioni di Goti, Bizantini, Longobardi
e Franchi, finché, verso il mille, entrò finalmente a far parte dei possedimenti
dei Canossa, la cui ultima rappresentante fu la contessa Matilde che morì nel
1115.
In questo periodo Mantova si ornò di importanti costruzioni ma l'unica superstite
cittadina dell'epoca matildica è la Rotonda di San Lorenzo, che sembra sia stata costruita
sui resti di un tempio pagano nel 1082.
Dopo la morte dell'ultima rappresentante della casata dei Canossa, Mantova si
resse a libero comune difendendo strenuamente la propria indipendenza contro
le forze imperiali.
In questo periodo si abbellì di magnifici edifici quali i palazzi del Broletto (o Podestà) e della Ragione.
Alberto Pitentino, nel 1198, regolò il corso del Mincio creando i quattro laghi
che per secoli cinsero Mantova per secoli costituendo un baluardo difensivo
naturale. Furono erette molte chiese romaniche demolite in seguito per essere
ricostruite in stili e dimensioni più confacenti alle ambizioni dei Gonzaga.
Di questa epoca sopravvivono soltanto alcuni campanili fra cui la testimonianza
più prestigiosa è fornita dalla Torre campanaria del Duomo.
Nel periodo delle lotte tra Ghibellini e Guelfi, il governo
comunale andava disgregandosi e Pinamonte Bonacolsi nel 1273 ne approffittò
per portare il suo casato al potere.
Vi riuscì anche grazie alle sue doti intellettive e alla cospicua fortuna
di famiglia.
Durante la breve signoria bonacolsiana che durò all'incirca mezzo secolo, Mantova
si arricchì di imponenti palazzi merlati. Sui due lati lunghi di Piazza Sordello sorse Palazzo Bonacolsi alla sinistra
del Duomo e alla destra la Magna Domus
ed il Palazzo del Capitano che più avanti diventò
il Palazzo Ducale dove per quattro secoli circa, vissero
i Gonzaga.
In questo breve periodo di tempo si insediarono a Mantova i primi ordini mendicanti,
sorsero chiese e conventi di stile gotico tra cui la chiesa di San Francesco
costruita tra il 1303 e il 1304.
Nel 1328 Rinaldo detto il Passerino, l'ultimo dei Bonacolsi, fu ucciso durante
una rivolta popolare fomentata dai Gonzaga.
La cacciata dei Bonacolsi è ritratta in un noto quadro
di Domenico Morone.
Di origini contadine, i Corradi di Gonzaga vivevano all'ombra del Monastero
di San Benedetto in Polirone che fu fondato dai Canossa.
I vasti appezzamenti venivano dati in affitto e spesso donati a coloro che si
impegnavano a coltivarli o che erano tenuti in amichevole considerazione dai
monaci.
Fu così che i Gonzaga poterono crearsi una ricchissima proprietà rurale ; in
seguito si trasferirono in città dove fecero delle sporadiche apparizioni nella
vita politica Mantovana.
Nel 1328 Luigi Gonzaga, in un'afosa notte di agosto, mediante un "golpe" spettacolare
nelle piazze del centro cittadino (vedi dipinto la Cacciata dei Bonacolsi), prese il potere.
Inizialmente i nuovi signori impegnati a consolidare il loro dominio, non si
curarono dell'edilizia cittadina se non marginalmente.
Furono apportate modifiche alla Magna Domus ed al Palazzo del Capitano.
La città fu dotata di nuove mura difensive con cinque porte di accesso: San
Giorgio, Cerese, Pusterla, Pradella, Mulina.
Nel frattempo venne creata l'attuale Piazza Sordello demolendo i fatiscenti edifici bonacolsiani
e venne rinnovata la romanica Cattedrale in stile gotico dotandola di una nuova facciata.
Nel 1433 Gianfrancesco Gonzaga ottenne, mediante un tributo di 12000 fiorini
d'oro, il titolo marchionale e in sposa Barbara di Brandeburgo nipote dell'Imperatore
germanico Sigismondo.
In questo periodo venne eretto il campanile di S. Andrea e la Ca' Zoiosa divenne dimora della scuola
umanistica di Vittorino da Feltre (educatore dei figli del marchese).
Pisanello affrescò alcune stanze del palazzo Ducale e realizzò le celebri medaglie che ritraevano
Vittorino da Feltre, Cecilia, Gianfrancesco e Ludovico Gonzaga.
Ludovico II succeduto a Gianfrancesco amò circondarsi di umanisti, letterati
e artisti quali Donatello Leon Battista Alberti, Andrea
Mantegna e Luca Fancelli.
Trasferì la sua abitazione dalla Corte Vecchia al Castello di San Giorgio che
Luca Fancelli trasformò in una comoda dimora senza alterare il suo aspetto esterno.
Sempre in questo periodo partì la costruzione di S.Andrea dopo il permesso da parte del Papa Sisto IV
di abbattere la preesistente chiesa gotica ormai troppo angusta. Il progetto
fu realizzato dall'Alberti e messo in pratica dall'onnipresente Luca Fancelli
che nel 1473 diresse la realizzazione della Torre dell'orologio.
Ludovico II morì in seguito ad una pestilenza, il suo posto lo prese il figlio
Federico I che governò solo sei anni. Quest'ultimo venne definito dal cronista
mantovano "gobbo cortese e piacevole" per la malformazione fisica di cui la
famiglia gonzaghesca era affetta.
Nel 1490 Isabella d'Este giunse a Mantova come sposa del marchese Francesco
II portando con sé la gentilezza ferrarese. Federico II, figlio di Isabella d'Este, duca di Mantova dal 1530, chiamò a
corte Giulio Romano, l'allievo di Raffaello che in pochi anni
creò il Palazzo Te, si dedicò al riordinamento urbanistico di Mantova, lasciando
traccia di se, si puo dire in ogni piazza ed edificio della città.
Frattanto il dominio dei Gonzaga si era ingrandito con l'acquisto del Monferrato,
raggiungendo l'apice di floridezza economica e politica.
Con la morte di Federico II si succedettero Francesco III, Guglielmo che sposò
Eleonora d'Asburgo e Vincenzo I. Quest'ultimo morì nel 1612 e con lui terminò
l'epoca gloriosa della famiglia e del feudo mantovano.
Successivamente si avvicendarono Francesco IV, e poi suo fratello Ferdinando
che si scardinalò per diventare signore di Mantova.
Ferdinando volendo trasferire la sede del potere in una zona lontana dal centro
abitato, fece costruire la Favorita su progetto di Nicolò Sebregondi fra il
1616 e il 1624.
Nel 1627 la linea primogenita dei Gonzaga si estinse ed iniziò così il tramonto della Signoria. Il fratello di Ferdinando,
Vincenzo II fu costretto a vendere gran parte della celebre quadreria di famiglia
a Carlo I d'Inghilterra per una somma ridicola rispetto l'importanza delle tele.
La decadenza della signoria di Mantova comincia con Vincenzo II il quale, debole,
vizioso e sommerso da debiti, vnene a trovarsi in una situazione critica sia
sotto il punto di vista economico che quello familiare.
Non riuscendo ad avere figli e neppure a sciogliere il matrimonio, alla sua
morte il ducato toccò a Carlo Rethel Gonzaga Nevers, un principe francese appartenente
ad un ramo cadetto della famiglia mantovana.
La presenza di un nobile straniero alla guida di uno staterello italiano geograficamente
e politacamente assai importante, spinsero l'Impero ad inviare un esercito di
36.000 lanzichenecchi, i quali, nel 1630, presero d'assedio Mantova e diffusero
la peste.
Quando gli imperiali se ne andarono, Mantova aveva perso tutta la sua eleganza
ed i fasti di un tempo erano ormai solo un lontano ricordo.
Da questo momento in poi il prestigio di Mantova non si riprenderà più nonostante
i tentativi di Carlo I e Carlo II. Con quest'ultimo sorsero Palazzo Canossa
(1669), Palazzo Valenti, Palazzo Sordi ( 1660 ). Alla sua morte il figlio Ferdinando,
di cui è rimasto un ritratto a Palazzo D'Arco, prese il suo posto. Politicamente
inetto, si dedicò solo a realizzare feste e spettacoli teatrali, trascurando
di riammodernare la sua reggia. Si alleò con i francesi al tempo della guerra
di successione spagnola che risultò disastrosa per la Francia. Per paura del
castigo imperiale, il duca lasciò il feudo nel 1707 e si rifugiò a Venezia con
un migliai o di quadri, mobili, gioielli. Alla sua morte (1708) venne dichiarato
decaduto per fellonia e la sua famiglia perse tutti i diritti sul ducato di
Mantova che passò sotto la dominazione austriaca.
Il periodo della dominazione austriaca, fra il 1707 e il 1797,
fu ricco di iniziative edilizie pubbliche e private che ridettero almeno in
parte la dignità persa alla città di Mantova.
Furono ricostruiti San Barnaba, rifatta la facciata del Duomo e con l’imperatrice Maria Teresa nacque la Regia
Accademia di Scienze, Lettere e Arti che fu dotata dell’ attuale Teatro Scientifico
progettato da Antonio Bibiena. La città si ornò anche del maestoso Palazzo D’Arco.
Questa prima fase di dominazione austriaca si concluse con l’avvento delle truppe
di Napoleone. Vi furono pesanti gabelle (l’abitudine è dura a morire...), nuove
tasse e come se non bastasse altre preziose tele, oggetti preziosi e incunaboli
furono portati in Francia.
Con la morte di Napoleone tornò la dominazione austriaca che fece di Mantova
uno dei capisaldi del famoso quadrilatero difensivo. Pur fra le continue angherie
dei governanti austriaci e la sanguinosa repressione, la fede liberale andava
diffondendosi sempre più. In questa atmosfera avvenne l’esecuzione dei Martiri
di Belfiore che furono impiccati nella valletta Belfiore, un dolce declivio
che degrada verso il lago Maggiore ove crescono i fiori di loto. Questo fu
una delle pagine più tristi ma al tempo stesso più gloriose del nostro Risorgimento.
Nel 1866 finalmente Mantova entrò a far parte dello Stato Italiano. La Mantova
di oggi conserva il fascino che ispirò la poesia virgiliana, l’austera architettura
medioevale, la grandiosità dei monumenti gonzagheschi, la maestosa signorilità
dell’arte settecentesca ed i ricordi dolorosi della dominazione straniera.
Tutto ciò è Mantova, piccola città dalle grandi bellezze artistiche e dal
passato difficilmente eguagliabile.